L’industria del marketing e della comunicazione si trova nuovamente a fronteggiare cicliche quanto infondate dichiarazioni di obsolescenza, come dimostrato dalle recenti affermazioni di Sir Martin Sorrell riguardo alla presunta morte delle Public Relations, ignorando la capacità di adattamento dei media tradizionali che, dai dati storici su radio ed e-mail, continuano a generare valore e ROI in un ecosistema in costante evoluzione.
Secondo un’analisi pubblicata da Adweek, l’attuale dibattito sulla sopravvivenza delle discipline classiche della comunicazione è viziato da una fallacia logica ricorrente. Sir Martin Sorrell ha recentemente sostenuto che le PR siano state assorbite dalla “macchina dei contenuti digitali”, diventando funzionalmente estinte. Tuttavia, l’ironia risiede nel fatto che tali dichiarazioni vengano spesso rilasciate attraverso canali mediatici tradizionali proprio per influenzare la narrativa pubblica, esercitando di fatto l’essenza stessa delle relazioni pubbliche. Questo fenomeno di “ossessione funebre” non è isolato: esperti come Scott Galloway e Gary Vaynerchuk hanno più volte predetto la fine dei brand o della pubblicità televisiva, venendo regolarmente smentiti dai dati di mercato.
L’analisi storica dei dati smentisce categoricamente la teoria dell’estinzione dei media a favore di un modello di evoluzione adattiva. Si considerino i seguenti punti di riflessione:
- La resilienza della radio: Dichiarata finita nel 1950, oggi l’advertising radiofonico negli USA genera circa 18 miliardi di dollari annui, evolvendosi nel formato podcast.
- Il paradosso dell’E-mail Marketing: Nonostante l’ascesa dei social media, continua a registrare il ROI più elevato tra i canali digitali.
- L’Home Video: Negli anni ’80 era considerato il “killer” del cinema, per poi trasformarsi nella principale fonte di reddito per gli studios per oltre vent’anni.
La logica dell’aggiustamento sistemico
In un mercato saturo di previsioni apocalittiche, la realtà operativa dimostra che nulla nel marketing muore davvero. Piuttosto, le discipline si contraggono, si espandono o cambiano forma per integrare le nuove tecnologie. Mentre i “becchini del marketing” affilano i titoli dei loro prossimi interventi ai convegni, i professionisti del settore continuano a ottimizzare SEO, gestire brand e pianificare campagne televisive che raggiungono ancora audience di massa. La persistenza di queste funzioni non è inerzia, ma una prova della loro necessità strutturale nel processo comunicativo.
In vista del 2026, è logico attendersi che la risoluzione del settore non debba essere la ricerca del “prossimo funerale”, ma il riconoscimento della continuità. Gli specialisti continueranno a plasmare narrazioni e i brand manager a costruire identità, ignorando le iperboli sulla fine imminente di strumenti che hanno semplicemente cambiato pelle. È tempo di abbandonare la fascinazione per la morte del marketing e concentrarsi sulla sua resilienza metodologica.
Mark Ritson terrà il MiniMBA Adweek in Marketing nell’aprile 2026, un programma di dieci settimane di livello MBA rivolto ai senior manager che necessitano di una formazione specialistica aggiornata.



