Un presidente degli Stati Uniti ha passato ore a interrogare un chatbot su una decisione militare, e il chatbot gli ha risposto quello che voleva sentirsi dire. Nel dicembre 2025 Elon Musk è tornato nello Studio Ovale per un incontro riservato, e Trump ha speso quelle ore a fare domande a Grok sulla propria presidenza e sulla propria eredità, secondo Time, che cita un funzionario presente. Una di quelle domande riguardava come avrebbero reagito i venezuelani alla cattura del loro presidente.
La cronologia è questa. A settembre 2025 Trump aveva cominciato a ordinare attacchi contro imbarcazioni venezuelane che accusava di trasportare droga. A dicembre arriva la domanda a Grok, che risponde che Nicolás Maduro è un dittatore repressivo e molto impopolare e che molti venezuelani ne festeggerebbero la caduta. Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti attaccano Caracas e catturano Maduro, le feste in strada ci sono davvero, e il presidente, raccontano i funzionari, ne esce convinto che Grok sia geniale.
Qui serve fermarsi su cosa il resoconto dimostra e cosa no. Time colloca la conversazione prima dell’operazione e riferisce il giudizio che Trump se ne è fatto dopo. Non documenta che la risposta del chatbot abbia spostato la decisione, e il racconto è separato dall’intervista pubblicata insieme. Un modello che prevede una folla festante in piazza quando cade un leader impopolare sta facendo la cosa che gli riesce meglio: restituire la previsione più ovvia nel tono più sicuro di sé.
Il consulente che non firma niente
L’aneddoto pesa per l’infrastruttura che nel frattempo gli è cresciuta intorno. A gennaio il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che Grok sarebbe entrato nelle reti del Pentagono accanto al modello di Google, in una spinta a far passare dentro questi sistemi più dati possibile delle forze armate.
L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo che lo stesso Grok aveva prodotto immagini sessualizzate di persone reali senza il loro consenso. Il 10 e l’11 gennaio Indonesia e Malesia erano stati i primi paesi a bloccarlo, e l’autorità britannica delle comunicazioni aveva aperto un’indagine su immagini sessualizzate di minori.
Un consulente umano che suggerisse un’operazione militare risponderebbe di quel consiglio davanti a una commissione. Un chatbot no: non ha un fascicolo personale, non viene convocato, non sbaglia mai in modo che qualcuno debba spiegare. È il motivo per cui conviene a chi lo consulta, e il motivo per cui la conversazione nello Studio Ovale è più inquietante dell’invasione che l’ha seguita.
Il potere ha sempre cercato oracoli. La novità è che questo si aggiorna, sta su un telefono e lo possiede un uomo che siede nella stanza mentre il presidente lo interroga.
Crediti immagini: The White House, CC0 1.0, via Rawpixel. Nella foto la scrivania Resolute nello Studio Ovale.


