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Il fronte Anthropic: Cina, jailbreak e conti fuori controllo

Il fronte Anthropic: Cina, jailbreak e conti fuori controllo

Il Financial Times ha rivelato che Anthropic sta chiudendo una serie di scappatoie che permettevano ad aziende cinesi di aggirare il divieto assoluto di accesso a Claude, il più severo tra i grandi laboratori USA. Ant Financial forniva ai dipendenti account aziendali collegati a una sussidiaria con sede a Singapore, raggiungibile tramite l’intranet interna; ByteDance, pur non fornendo accesso diretto, rimborsava ai propri ingegneri abbonamenti personali a Claude usati tramite VPN. Altre aziende passavano da sussidiarie estere appoggiate su infrastrutture cloud come Microsoft Azure. Nessuna di queste pratiche viola la legge USA o cinese, ma tutte violano i termini di servizio di Anthropic, che vietano l’uso a società controllate dalla Cina e alle loro filiali estere. Il problema va oltre il singolo abbonamento aggirato. A metà giugno Anthropic ha inviato una lettera al Senato USA in cui descrive quello che definisce il più grande attacco di distillazione mai identificato: circa 25.000 account fraudolenti hanno generato oltre 28,8 milioni di interazioni con Claude tra il 22 aprile e il 5 giugno, con l’obiettivo di estrarne sistematicamente le capacità e usarle per addestrare un modello concorrente. Anthropic collega gli account a soggetti legati al laboratorio Qwen di Alibaba, senza accusare direttamente l’azienda. Parallelamente prospera un mercato grigio di “transfer station“, servizi che fanno da ponte tra utenti in Cina continentale e account Claude registrati all’estero: tra gli operatori individuati figura anche B.AI di Justin Sun, che rivende token a una frazione del prezzo ufficiale. Dario Amodei aveva già dichiarato a febbraio di aver rinunciato a “diverse centinaia di milioni di dollari” di ricavi pur di tagliare fuori le aziende legate al Partito Comunista Cinese. Il prezzo del rientro di Fable 5 Dopo la sospensione export imposta a giugno e il rientro globale di Fable 5 il primo luglio, Anthropic ha reso pubblici i dettagli tecnici delle nuove protezioni. I classificatori di sicurezza del modello dividono le richieste legate alla cybersicurezza in quattro categorie, dal blocco assoluto (ransomware, malware, sabotaggio di infrastrutture critiche) fino a usi consentiti con controlli aggiuntivi come il penetration testing. Accanto ai classificatori, Anthropic ha lanciato un nuovo programma di bug bounty su HackerOne dedicato specificamente ai jailbreak in ambito cyber, e ha proposto insieme ai partner del programma Glasswing, ovvero Amazon, Microsoft e Google, un framework condiviso per valutare la gravità dei jailbreak: la scala Cyber Jailbreak Severity assegna un punteggio su quattro assi (guadagno di capacità, ampiezza, facilità di sfruttamento, scopribilità) che va da CJS-0, puramente informativo, a CJS-4, critico. È un tentativo di dare a laboratori e governi un linguaggio comune per non trattare ogni segnalazione come un’emergenza di massima priorità. Il conto salato dell’enterprise Sul fronte opposto, quello dei clienti paganti, Anthropic ha dovuto rispondere a un problema molto meno ideologico: i costi fuori controllo dell’IA agentica. Il caso più citato è quello di Uber, che secondo un report ha distribuito Claude Code a circa 5.000 ingegneri a dicembre 2025 raggiungendo un tasso di adozione dell’84%, per poi esaurire l’intero budget IA del 2026 in appena quattro mesi: un compito agentico, a differenza di una singola query, genera da 5 a 30 chiamate al modello, moltiplicando i costi in modo che nessuna azienda aveva davvero modellato in anticipo. Il 2 luglio Anthropic ha risposto con nuovi controlli per Claude Enterprise: entitlement a livello di modello, una dashboard analitica più ricca per gruppo e utente, e alert automatici al 75% e al 90% della soglia di spesa impostata dall’amministratore, con notifiche separate agli utenti finali al 75% e al 95% del proprio limite. Tre fronti, una sola azienda Nello spazio di pochi giorni Anthropic si trova quindi a gestire contemporaneamente tre battaglie molto diverse tra loro: inseguire chi cerca di clonare i propri modelli attraverso la Cina, ricostruire fiducia con governi e ricercatori di sicurezza dopo la crisi dell’export control, e impedire ai propri stessi clienti paganti di far saltare il budget nel giro di poche settimane. Sono facce diverse dello stesso problema, quello di un’azienda la cui superficie d’attacco, commerciale e reputazionale cresce più in fretta degli strumenti che dovrebbero governarla.

Geopolitica dell’IA: il Pentagono, la quota di Washington e chi scrive le regole

Geopolitica dell'IA: il Pentagono, la quota di Washington e chi scrive le regole

Le email tra Dario Amodei e il sottosegretario alla Difesa Emil Michael, rese pubbliche nei documenti della causa legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa USA, chiariscono che lo scontro dei mesi scorsi non riguardava l’accesso a Claude ma un principio molto più semplice: se un’azienda IA possa impedire a un cliente governativo di usare i propri modelli per armi completamente autonome e sorveglianza di massa sui cittadini americani. Amodei ha tenuto la linea su questi due “redline” fin da gennaio; Michael, dal canto suo, ha risposto che una simile distinzione era “non praticabile” e che nel loro mondo “non esiste differenza tra armi difensive e offensive”, uno scambio pubblicato integralmente da Gizmodo dopo il deposito in tribunale. Il giorno dopo l’ultimo scambio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha designato Anthropic come “rischio della catena di fornitura”, un’etichetta di solito riservata ad aziende legate ad avversari stranieri, aprendo di fatto la causa legale in corso. In un’intervista rilasciata a marzo, Michael ha raccontato una versione diversa dei fatti, sostenendo che Anthropic avesse trasformato la trattativa in “una questione di PR” pubblicando un post pubblico sui propri paletti etici proprio a ridosso della scadenza concordata. Anthropic respinge questa ricostruzione e sostiene di aver negoziato in buona fede fino all’ultimo. Nel frattempo xAI e OpenAI sono state autorizzate all’uso nei sistemi classificati, mentre Claude resta ufficialmente bandito dai fornitori del Pentagono, anche se secondo il Wall Street Journal è stato comunque impiegato nell’operazione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il prezzo della pace con Washington Se il fronte Difesa mostra Anthropic in trincea, OpenAI sta seguendo la strada opposta: comprare pace politica con un’offerta diretta. Sam Altman ha discusso con Trump, con il segretario al Commercio Howard Lutnick e con il segretario al Tesoro Scott Bessent la possibilità di cedere al governo USA una quota del 5% di OpenAI, valutata circa 42,6 miliardi di dollari sulla base della valutazione di 852 miliardi raggiunta a marzo. L’idea, riportata dal Financial Times e ripresa da CNN, prevede che tutti i grandi laboratori USA versino una quota simile in un fondo modellato sull’Alaska Permanent Fund, che redistribuisce ai residenti dello stato le rendite petrolifere. La proposta arriva mentre il senatore Bernie Sanders spinge per una versione molto più aggressiva, un fondo sovrano che assorba il 50% delle azioni dei grandi laboratori IA in cambio di un dividendo annuale di 1.000 dollari per ogni cittadino americano. Il paragone non è casuale: il governo USA ha già acquisito una quota del 10% in Intel lo scorso anno, e l’offerta di Altman arriva pochi giorni dopo che Washington ha imposto ad OpenAI di limitare il rilascio di GPT-5.6 a un ristretto gruppo di partner approvati dal governo, lo stesso trattamento riservato a Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic. Un regolatore che detiene quote nelle aziende che dovrebbe sorvegliare non è esattamente la definizione di arbitro imparziale, e se lo schema venisse approvato metterebbe pressione anche sulla IPO di Anthropic prevista per ottobre. Il capitale si concentra su due soli nomi Sul fronte dei capitali, il report semestrale di Crunchbase mostra che il venture capital globale ha toccato un record di 510 miliardi di dollari nel primo semestre 2026, superando l’intero 2025 in appena sei mesi. Di questi, OpenAI e Anthropic da sole hanno assorbito 217 miliardi, il 43% del totale: Anthropic in particolare ha raccolto 65 miliardi nel solo secondo trimestre, diventando la società privata più valutata sulla Unicorn Board di Crunchbase e superando la stessa OpenAI sui mercati secondari. La quota USA sul totale globale è scesa dall’83% al 67% tra il primo e il secondo trimestre, segno che anche il capitale internazionale si sta muovendo verso questi due nomi. Un livello di concentrazione senza precedenti che, secondo gli analisti del settore, sta ridisegnando le dinamiche dell’intero ecosistema startup, spingendo il capitale residuo verso infrastrutture, difesa, robotica e sanità. Chi scrive le regole del gioco Sul fronte della governance, l’ONU e l’International Telecommunication Union hanno lanciato il primo luglio la AI for Good Global Commission, co-presieduta dal CEO di Salesforce Marc Benioff e dal presidente ruandese Paul Kagame, con una prima riunione fissata per l’otto luglio a Ginevra. Tra i membri fondatori siedono Jensen Huang di Nvidia, Andy Jassy di Amazon, Brad Smith di Microsoft e Jack Clark, cofondatore di Anthropic: la stessa industria che produce i modelli si ritrova a sedere al tavolo che dovrebbe regolarli, accanto a capi di stato di Ruanda, Estonia, Arabia Saudita e Singapore. L’obiettivo dichiarato è colmare il divario digitale (2,2 miliardi di persone restano offline) ed evitare che i benefici economici dell’IA si concentrino solo nei paesi già ricchi, ma diversi osservatori fanno notare che il mandato resta volutamente vago: la composizione stessa dell’organismo, con i grandi laboratori seduti dentro la stanza invece che fuori a subire le regole, è già la notizia più rilevante, a prescindere da cosa produrrà davvero. La voce fuori dal coro Non tutti applaudono questa architettura di potere. Il CEO di Palantir Alex Karp, in un’intervista a CNBC diventata virale, ha definito i grandi laboratori IA una “wealth tax” sulle imprese: secondo lui i clienti pagano token che “non creano valore” mentre le aziende IA si appropriano dei loro dati e processi per addestrare modelli che finiranno per essere rivenduti anche ai loro concorrenti. L’affondo, arrivato due giorni dopo l’annuncio di una partnership più stretta tra Palantir e Nvidia sui modelli aperti Nemotron, va naturalmente letto anche come una mossa commerciale: le azioni di Palantir sono salite del 9% lo stesso giorno dell’intervista. Ma il fatto che sia proprio uno dei principali fornitori di IA al Pentagono a sollevare il tema della sovranità dei dati aggiunge un tassello scomodo al quadro complessivo. Tre partite, un solo tavolo Difesa, capitali e governance non sono tre storie separate ma la stessa partita giocata su tavoli diversi: chi può impedire a un governo di usare l’IA per uccidere o sorvegliare senza controllo umano, chi possiede l’enorme valore economico che questi