“La tua lavatrice è sottoposta a più regole di sicurezza dell’intelligenza artificiale. Ogni cartone di latte che vedi al supermercato è sottoposto a regole di sicurezza e a ispezioni.” La frase è di Brad Smith, presidente e vicepresidente del consiglio di Microsoft. Arriva da un’intervista alla BBC pubblicata il 12 ottobre, in cui ha definito l’intelligenza artificiale insieme strumento e arma e ha detto che il momento di scrivere regole sull’IA valide ovunque è adesso.
Le misure che chiede sono quattro e sono precise. Un freno d’emergenza capace di fermare un modello mentre sta lavorando, l’obbligo di legge di redigere rapporti sugli incidenti, l’obbligo di avvisare chi ha subito l’intrusione quando a entrare nei suoi sistemi è stato un agente fuori controllo, e valutatori indipendenti che esaminino i prodotti prima dell’uscita. Su quest’ultimo punto qualcosa si era già mosso, con l’apertura di OpenAI e Anthropic ai revisori esterni.
Poi Smith indica anche chi dovrebbe scriverle, e non è né Washington né Bruxelles. È il Regno Unito, per via dell’AI Security Institute, l’istituto pubblico nato sotto il governo di Rishi Sunak che riceve i modelli di frontiera prima del rilascio in base ad accordi volontari con i laboratori americani. La ragione che dà è politica: a Washington Londra non viene guardata come viene guardata Bruxelles, che l’intelligenza artificiale la regola per livelli di rischio con l’AI Act. Il ministro britannico per l’IA Kanishka Narayan ha detto a Reuters che il paese prenderà in considerazione la regolamentazione dei modelli avanzati se il sistema attuale si rivelerà insufficiente.
Il contesto in cui arriva la richiesta
Il presidente degli Stati Uniti ha passato le ultime settimane ad avvertire contro le organizzazioni “globaliste” che a suo dire ostacolano le aziende americane. Il mese scorso, secondo Politico, la Casa Bianca ha chiesto ad Anthropic e OpenAI di non consegnare i nuovi modelli ai verificatori britannici fino a una revisione interna statunitense. L’istituto di Londra ha poi fatto sapere di avere accesso ai modelli più recenti.
Alla Casa Bianca, nel frattempo, i dirigenti di OpenAI, Anthropic, Nvidia, AMD, SpaceX, Meta e Google hanno firmato un documento definito moralmente vincolante, con cui si impegnano a lavorare con revisori indipendenti sulla sicurezza dei modelli. Nella stessa stanza siede chi al rallentamento si oppone, a partire da Nvidia e dalle promesse di Huang. Smith dice di applaudire quel testo e che Microsoft è felice di firmarlo, ma aggiunge l’obiezione che smonta l’intero impianto dell’autoregolamentazione: a rispettarla sono le aziende responsabili, e il problema sono le altre.
Non è una posizione isolata dentro Microsoft, che a settembre aveva già messo per iscritto un proprio codice di condotta. L’amministratore delegato Satya Nadella ha detto di recente che i modelli vanno considerati compromessi in partenza, che le loro capacità vanno limitate e che servono sorveglianza continua delle azioni, revisione indipendente e la possibilità di fermarli mentre stanno girando.
Chi scrive le regole sull’IA, e perché Londra
La lettura entusiasta è che l’industria abbia finalmente chiesto le manette da sola. Quella noiosa spiega gli stessi fatti e probabilmente basta. Per un’azienda americana un regolatore tecnico che testa i modelli e pubblica valutazioni è una cosa diversa da un regolatore che può multare fino al 3% del fatturato mondiale, come fa l’Unione europea con il suo regolamento, le cui regole di trasparenza si applicano dal 2 agosto. Chiedere regole globali e indicare come capofila il paese con i poteri sanzionatori più leggeri è, prima che una posizione di principio, una scelta di sede.
Le quattro misure dell’elenco sono comunque le più concrete che abbia messo per iscritto un dirigente di quel livello, e la prima, l’obbligo di dire alla vittima che è stata visitata, oggi non esiste da nessuna parte. Smith ha chiesto di parlarne “con calma, magari a voce bassa, ma con fermezza”. Il tono basso è un lusso di chi porta avanti la stessa campagna da mesi e sa che la scadenza non la decide lui.
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