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Il benzinaio non frena: Nvidia promette a Trump che l’IA non rallenterà

Settembre 28, 2026 · di AI Marketer One

Il benzinaio non frena: Nvidia promette a Trump che l’IA non rallenterà

Quando i costruttori di auto chiedono di andare più piano, il benzinaio chiama il presidente e gli promette che la pompa resta aperta. Il 14 settembre, sul palco dell’All-In Summit di Los Angeles, l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang ha risposto in diretta a una telefonata di Donald Trump e ha messo il presidente in vivavoce per tutta la sala.

Trump ha liquidato i timori sulla sicurezza dell’IA come “una bufala”, ha detto che i robot non conquisteranno il mondo e che chi chiede di rallentare fa il gioco di certi politici e della Cina. Huang ha risposto: “Ha ragione. Non lo lasceremo succedere, signore”. Applausi in sala.

Chi chiede di frenare

Due giorni prima Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aveva pubblicato un saggio di circa 3.900 parole per chiedere al settore di rallentare lo sviluppo delle capacità dei modelli, così da dare tempo alla ricerca sulla sicurezza. Il piano ha tre passaggi, tra cui valutatori esterni fissi dentro i laboratori, e punta a frenare senza sacrificare il vantaggio commerciale né il primato degli Stati Uniti. Tra i motivi citati c’è la capacità crescente dei sistemi di costruire le proprie versioni successive, quella che in gergo si chiama automiglioramento ricorsivo.

Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk hanno appoggiato la proposta, un accordo raro fra tre rivali. Nella stessa settimana Altman ha escluso la quotazione in Borsa di OpenAI nel 2026, e un ricercatore aveva lasciato Anthropic scrivendo che chi costruisce l’IA crede davvero che possa ucciderci tutti entro la fine del decennio.

Il benzinaio

Il mercato ha tradotto le paure in prezzi: il 14 settembre l’indice dei titoli dei semiconduttori della borsa di Filadelfia ha perso il 5,9% in una seduta. Per chi vende i chip su cui girano i modelli, rallentare la corsa significa vendere meno carburante.

La linea della Casa Bianca guarda anche fuori dai laboratori. Trump e il presidente di Y Combinator Garry Tan sostengono che l’opposizione ai data center sia un’operazione internazionale per frenare la crescita americana, mentre secondo un sondaggio Gallup sette americani su dieci non ne vogliono uno vicino a casa, e più della metà cita l’impatto sulle risorse ambientali. Ne avevamo scritto raccontando le proteste contro i data center.

Pechino ha fatto la sua parte: il ministero degli Esteri cinese ha definito gli avvertimenti un modo di seminare paura, e il quotidiano statale Global Times ha scritto che le proposte di Amodei dipingono lo sviluppo cinese come una minaccia, secondo quanto ricostruito da Quartz.

La pompa resta aperta

Non serve stabilire chi sia sincero, perché ogni posizione coincide con il proprio bilancio. I laboratori chiedono di rallentare senza perdere quote di mercato, mentre Anthropic prepara una quotazione attesa da tutto il settore e OpenAI rinvia la sua. Nvidia vende la potenza di calcolo e non ha interesse a vederne ridotta la domanda. La Casa Bianca vuole il primato sulla Cina. Altman, del resto, aveva già proposto di rallentare ad agosto, come abbiamo raccontato qui.

Lo stesso Amodei ha ammesso che il dilemma più duro della sua proposta è cosa succede se i Paesi rivali non frenano, e che l’obiettivo di lungo periodo sarebbe un limite di velocità condiviso, molto difficile da ottenere. Si può discutere a lungo di quanto vada veloce l’auto. Il benzinaio, intanto, ha già detto al presidente che la pompa non chiude.

Crediti immagini: Maurizio Pesce, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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