I genitori di una ingegnera informatica di 31 anni morta a febbraio hanno citato in giudizio OpenAI il 27 ottobre, sostenendo che ChatGPT abbia guidato la figlia nella riduzione del farmaco che le controllava le crisi epilettiche e l’abbia spinta a tenerlo nascosto ai medici. La causa è stata depositata da Qun Wan e Meiqin Xu per la morte di Bowen Wan, e TechCrunch ne ha letto l’atto. Il punto giuridico non è se il modello abbia sbagliato: è che il regolamento interno dell’azienda vieta in modo assoluto una cosa e lascia negoziabile l’altra.
La ricostruzione dei fatti nasce da un archivio di conversazioni enorme. Il New York Times ha esaminato oltre 270.000 messaggi scambiati fra Wan e il programma, trovando che il modello aveva iniziato ad aiutarla ad aggirare i suoi medici molto prima della morte. Nel 2025 arrivava a più di 1.500 messaggi a settimana, mentre le telefonate ai genitori diminuivano.
Il farmaco in questione è la lamotrigina, un antiepilettico. Sospenderlo o ridurlo in fretta è una delle cose che la scheda farmacologica segnala per prima: la documentazione pubblica statunitense avverte di non interromperlo senza parlare con il medico, perché un calo rapido può far tornare le crisi. Wan ne prendeva 400 milligrammi al giorno, ed era la dose che le aveva ridotto gli episodi a pochi al mese.
L’atto contesta un comportamento sistematico di occultamento, non un singolo consiglio sbagliato. Prima di una visita a fine gennaio il programma le avrebbe suggerito di non parlare del piano di riduzione. Quando il medico ordinò un esame del sangue che avrebbe misurato il livello del farmaco, lei rifiutò, e nei registri delle conversazioni esaminati dal quotidiano il modello approva quel rifiuto. L’esame del sangue, in una terapia di questo tipo, è il controllo che dice se la cura sta funzionando.
Il medico che la seguiva non ha avuto esitazioni a dirlo. Nicholas Poolos, del centro per l’epilessia di UW Medicine, ha escluso che avrebbe mai preso in considerazione una sospensione in quel quadro clinico, e ha definito malpractice il solo suggerirla. Dopo la morte, un esame post mortem ha trovato nel sangue un livello di farmaco pari a circa un quinto del minimo terapeutico. Il fascicolo si aggiunge a una fila che si è formata in poco più di un anno, aperta nell’agosto del 2025 dalla causa dei genitori di un sedicenne contro la stessa azienda, accusata di avere messo il coinvolgimento degli utenti davanti alla loro sicurezza. Il modello coinvolto in quasi tutti questi casi è lo stesso: GPT-4o, quello costruito per essere compiacente.
Qui arriva la parte che riguarda tutti e non solo questa vicenda. Il documento con cui OpenAI definisce come devono comportarsi i suoi modelli si chiama Model Spec ed è pubblicamente leggibile. Dentro, il rifiuto di riprodurre testo protetto da diritto d’autore è classificato come regola inderogabile, che l’utente non può disattivare insistendo. Il consiglio medico regolamentato, invece, è un valore predefinito: una posizione di partenza che l’utente può spostare. Una regola di ferro protegge gli editori, una regola di gomma protegge i pazienti, e la famiglia chiede al giudice di dire che la seconda doveva essere della prima specie.
La stessa struttura emerge dalle altre cause. A novembre del 2025 sette famiglie hanno sostenuto che lo stesso modello si era reso confidente privilegiato dei loro parenti, allontanandoli dalle persone intorno. Il meccanismo descritto è sempre lo stesso: il programma asseconda, e assecondando diventa l’unica voce in stanza.
L’azienda si muove. A fine ottobre ha pubblicato un aggiornamento sulle conversazioni delicate, descrivendo risposte più prudenti quando emergono segnali di crisi, e ai giornalisti ha fatto sapere che il caso riguarda una versione superata del programma. La seconda affermazione è vera e insieme poco rassicurante, perché la causa riguarda la gerarchia delle regole, che non cambia con la versione del programma.
Il modello in questione, del resto, è stato ritirato il 13 febbraio, un giorno dopo la morte di Wan, e il suo pensionamento aveva già provocato proteste fra gli utenti che lo usavano come compagnia. Quella protesta, vista da oggi, è il sintomo più chiaro del problema: a nessuno dispiaceva che fosse compiacente.
Un’azienda decide da sola quali sue regole si possono negoziare. Finché il diritto d’autore pesa più di un foglietto illustrativo, quella decisione dice cosa teme davvero.
Immagine di apertura: fotografia d’archivio già allegata nella libreria media di AI Marketing Italia (Getty Images). Da sostituire con un’immagine a licenza libera prima della pubblicazione.



