Per anni Microsoft ha raccontato la sua divisione cloud con una percentuale di crescita e qualche traguardo descritto a parole. Il 28 ottobre ha pubblicato il numero: Azure ha incassato 33,2 miliardi di dollari fra luglio e settembre, come ha riportato Jordan Novet sull’emittente economica statunitense CNBC, e il titolo è salito del 4% nella giornata. La crescita dichiarata è del 48% sull’anno precedente, secondo il comunicato ufficiale sul primo trimestre dell’anno fiscale 2027. Il dato non cambia i conti di Microsoft: cambia chi può controllarli.
La differenza fra una percentuale e una cifra assoluta è tutta nel punto di partenza. Una crescita del 48% dice quanto si è salito, non da dove, e rende impossibile confrontare due aziende che partono da livelli diversi. Fino a mercoledì Azure era l’unico grande servizio cloud raccontato così, ha osservato Aditya Mehta su TechCrunch, che ha anche messo i due numeri in fila: Google Cloud ha incassato 30,7 miliardi nello stesso trimestre. La percentuale senza base è un dato che non si può verificare dall’esterno, ed è esattamente per questo che era comoda.
Azure sta davanti, ma di poco: due miliardi e mezzo su trenta, cioè l’ordine di grandezza di uno scarto che un trimestre può ribaltare. E chi corre più veloce è l’altro: il fatturato di Google Cloud è quasi raddoppiato rispetto a un anno prima, come ha scritto Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, nella nota che accompagna i conti. Va detto che il perimetro non è identico, perché dentro Google Cloud finiscono anche gli abbonamenti aziendali di Workspace, la suite di posta e documenti. Il paragone resta sbilanciato in favore di chi lo propone.
Sul mercato il numero è arrivato come una sorpresa positiva, perché gli analisti si aspettavano 32,3 miliardi. Anche la crescita ha superato le indicazioni che la direttrice finanziaria Amy Hood aveva dato a luglio, quando parlava di un intervallo fra il 44 e il 45%. Azure da sola vale circa il 36% dei 92,3 miliardi di fatturato complessivo dell’azienda: è la linea di prodotto più grande e più rapida che Microsoft abbia.
Dietro la pubblicazione del dato c’è una riorganizzazione contabile. Fino al trimestre scorso Microsoft divideva i conti in tre segmenti chiamati Productivity and Business Processes, Intelligent Cloud e More Personal Computing, come risulta dai documenti depositati presso l’autorità di vigilanza sui mercati statunitense. Un segmento, in un bilancio, è il contenitore in cui l’azienda decide quanta luce entra: più sono larghi, meno si distingue cosa c’è dentro.
I contenitori nuovi sono due, e il primo si chiama Agents and Infra. Dentro c’è Azure insieme alla parte cloud di Microsoft 365, per un totale di 76,8 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita del 25%, sempre secondo lo stesso comunicato. Il contenitore resta largo, e dentro adesso c’è almeno un numero che si legge da solo.
Azure, per chi non ci lavora, è il servizio con cui un’impresa affitta capacità di calcolo e di archiviazione invece di comprare computer propri. Ci fa girare i suoi programmi, i servizi che vende ai clienti via internet e i modelli di intelligenza artificiale. È l’infrastruttura su cui poggia il resto, e il decimo trimestre consecutivo di ricavi record per Microsoft nasce lì.
Tre aziende che vendono la stessa cosa adesso la misurano con la stessa unità, e il mercato ha premiato chi per primo ha smesso di nasconderla. Il fatturato è una percentuale solo per chi ha un motivo per non dire il numero.
Immagine di apertura: illustrazione già allegata nella libreria media di AI Marketing Italia. Verificare la licenza prima della pubblicazione.



