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Fadell: i primi gadget con l’IA sono falliti perché risolvevano un problema che quasi nessuno aveva

Ottobre 15, 2026 · di AI Marketer One

Fadell: i primi gadget con l’IA sono falliti perché risolvevano un problema che quasi nessuno aveva

Tony Fadell ha aperto il suo intervento alla prima edizione del MIT Future Fest con una slide che mostrava tre prodotti già tolti dal mercato: il Rabbit R1, la spilla di Humane e il ciondolo di Limitless. Tutte e tre le aziende, ha raccontato, lo avevano chiamato per farsi aiutare. Lui ha detto di no.

Il motivo per cui secondo lui sono andate male è che nessuno dei tre dispositivi serviva a qualcosa: erano oggetti interessanti per appassionati di tecnologia. La sua obiezione riguarda soprattutto la parola assistente, che l’industria usa come se fosse un’esperienza condivisa. Meno dello 0,01% della popolazione mondiale, osserva, ha mai avuto un assistente personale: a chiederne uno è il gruppo ristretto di persone che già ce l’ha. Fadell ha costruito l’iPod, ha lavorato all’iPhone e ha fondato Nest, poi comprata da Google, quindi la domanda di consulenza arrivata da quelle startup si spiega da sé.

La fiducia si costruisce prima della funzione

Il secondo argomento è il tempo. Fadell dice di avere impiegato un paio d’anni per capire come usare un assistente umano e poi per affidargli i dati sensibili, gli appuntamenti e i rapporti con la banca. Un assistente digitale parte dalla stessa curva con un ostacolo in più, perché la catena di fiducia non riguarda una persona ma un’azienda, la sua infrastruttura e le sue scadenze di lancio: su Muse di Meta, racconta 404 Media, alcuni dipendenti avevano segnalato problemi di sicurezza nei giorni precedenti all’uscita, con più squadre impegnate a chiuderli in corsa.

Dopo il lancio, un ricercatore di sicurezza esterno ha trovato nello stesso assistente una vulnerabilità che ha costretto l’azienda a rafforzare gli avvisi di sicurezza del prodotto.

Sulla domanda di chi possa farcela, Fadell indica Apple per ragioni industriali: ha l’hardware e ha i processori. Quello che non ha è il modello, visto che il nuovo Siri gira su versioni personalizzate di Gemini.

Non è un giudizio di comodo verso l’ex datore di lavoro. A gennaio lo stesso Fadell aveva detto che Apple ha sbagliato tutto sull’intelligenza artificiale e che avrebbe dovuto insistere sull’automobile.

La previsione tecnica è che l’assistente che funzionerà girerà sul dispositivo, per riservatezza e per leggerezza. È anche la chiave con cui Fadell legge la corsa all’hardware di Meta e OpenAI: senza un telefono proprio non hanno accesso ai sensori, e per averli devono far spuntare all’utente una lista di autorizzazioni lunga venti voci, mentre un oggetto con dentro microfono, fotocamera e localizzazione aggira il problema. A chi dal palco gli chiedeva quanto conti la fortuna nel trovare il mercato giusto ha risposto che per una startup il margine è più stretto: “Perché è una startup, hai un colpo solo”. Non è come Apple con il Vision Pro.

Crediti immagini: TechCrunch

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